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I laboratori
Wir fahr'n fahr'n fahr'n auf der Autobahn! 


"Potrei scrivere di arrangiamenti, strutture, dinamiche, armonie etc etc ma non credo sia questo il punto di un incontro musicale, non sono le scale, i virtuosismi, l'accademia. Per il sottoscritto le alchimie nella musica sono altre e non sempre razionali e comprensibili. Sul mio incontro con gli Autobahn a cui sono toccato in sorte come tutore, vorrei usare altre categorie. Categorie dell'animo. Vorrei iniziare dalle sensibilità, dalle affinità, dai codici di interpretazione delle arti. Vorrei parlare di ricerca di linguaggi comuni, di estetiche ed etiche sonore, di espressioni che superficialmente paiono manifestarsi con forme diverse ma che in fondo mantengono, pur passando il tempo, pur mutando il milieu sociale-culturale, una stessa sensibilità di base.

Tutto questo preambolo fenomenologico per arrivare all'incontro con gli Autobahn, questo per dire che pur passando le decadi, i periodi, che pur con età differenti, con mezzi e piattaforme diverse, è possibile ritrovarsi su uno stesso territorio. I vestiti di un'epoca sono solo un rivestimento, roba da indossare e poi buttare, da mettere in un armadio, forse da conservare. E' solo un modo di rivestire (per quanto eccitante e fascinoso, mai sconfessare la parte oscura del poser) ma è sotto, sotto i tessuti, che compare un unico, nudo corpo pulito. Senza filtri, coperture, armature. Con i ragazzi che si chiamano come l'Autostrada ci sono diverse cose che ritornano e che trovano coincidenze con i miei giovani giorni, con le mie esperienze, le mie geografie.

Partendo dal nome che si sono dati, che cita da un lato una grande composizione futurista dei teutonici Kraftwerk, padri dell'elettronica krauta, della meccanica applicata al pentagramma, padri del minimalismo, della robotica nel seno della mitteleuropa. Una fascinazione che colpì il Bowie della trilogia berlinese e non è un caso (c'è dell'arcano) che il brano che abbiamo edificato per la finale sia “Nightclubbing” da “The Idiot” album altrettanto berlinese di Iggy Pop (con Bowie alla regia) e non è un caso che gli stessi Kraftwerk citino Iggy & Bowie in un altro loro classico “Trans-Europe_Express”. L'altro rimando è a Pier Vittorio Tondelli (mio concittadino) e ai suoi viaggi libertini seguendo l'autostrada che dal brennero (A Carpi! A Carpi!) seguendo la scia di salmastro che giunge dal mare del nord arriva fino in Germania. Se aprite un cassetto nello sala prove degli Autobahn, sotto a cavi, metronomi, aggeggi vari, trovate proprio una copia di “Altri Libertini” e da lì altre concatenazioni e spirali si aprono: la migliore stagione creativa della Bologna fine settanta-primi ottanta, la Traum Fabrik, gli Skiantos, i Confusional Quartet, i Gaz Nevada, la scena del Dams, Tondelli, il fumetto d'avanguardia, il teatro sperimentale, l'italian records, i CCCP. E poi spostandosi di pochi kilometri il Tuwat, il Consorzio, Materiale Resistente, la Resistenza a cui questi ragazzi fanno riferimento.

E' un gioco ad incastri che diventa vertiginoso: gli Autobahn che prendono una frase di Andrea Pazienza per il testo di un loro brano e che usano un dialogo del grande artista come intro al loro concerto, proprio per segnare una discendenza culturale. E ancora io coinvolto con la mia tesi al Dams proprio su Andrea Pazienza. E ancora per aggiungere altri tasselli il comune amore che io e gli Autobahn abbiamo per i Joy Division che svela sconcertante un episodio esoterico che tira ancora in ballo la cover scelta di Iggy: infatti nel film di Corbin sulla vicenda del gruppo e in particolare del loro cantante Ian Curtis, è proprio “Nightclubbing” a fare da soundtrack alla fine tragica di Curtis. Allora mi sorgono ascoltando i suoni dei ragazzi autostradali atmosfere post-punk, new-wave di quella scura, abrasiva, e Bibbiano, dove sta la loro sala prove, diventa Sheffield o Manchester con scenari post-industriali e fabbriche dismesse. Un po' quello che è successo con la nostra crisi economica che ha colpito incredibilmente pure la ricca Emilia.

Gruppi come gli Autobahn sono i cantori di queste vicende di modelli economici in decadenza, un gruppo cosciente dunque, bello, con i numeri giusti, con basso, chitarra e batteria funzionali, nervosi, sincopati e con un cantante che racconta storie. Un gruppo curioso, studioso di antropologie, pronto alla resistenza, perchè la più grande sfida non sarà vincere concorsi (importanti e necessari comunque, non fraintendete) ma vincere il tempo, le difficoltà del suonare la propria musica e infine crescere, sviluppare, viaggiare spediti sulle autostrade del suono senza compromessi".


(Fabrizio Tavernelli)
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Travel/Kaba - Incontro 1
La mia prima giornata con i Travel inizia con un'accoglienza calorosa da parte del  gruppo, un po' meno dal cagnolino di casa, che non smette un attimo di abbaiarmi contro... (brutto carattere, ma in fondo svolge scrupolosamente il suo  lavoro..).
Una bella chiacchierata e un buon caffè per conoscerci un poco; si parla di musica, del piacere di suonare e di come sarebbe bello farne una scelta di vita.
Vedo con piacere che ciò che motiva il gruppo è la stessa voglia che avevo io quando avevo la loro età.
L'imperativo assoluto era  suonare in un gruppo rock, con persone che condividessero il tuo sogno.
Mi sembra sia ancora cosi, anche per i Travel, che sono giovani e molto motivati.
Bene, bene..  dopo esserci annusati e aver convenuto sui pezzi che certamente andranno in scaletta la sera della finale, ci trasferiamo nella saletta dove provano i ragazzi. L'ambiente piccolo ma molto ben organizzato mi dà subito un' idea positiva sui metodi organizzativi della band. L'acustica è ben trattata e la sonorità della stanza gradevole.. insomma, la qualità è garantita.
Si comincia a lavorare sulla cover che prepareremo, People have the power di Patty Smith: ci orientiamo su una versione che sia abbastanza vicina all'originale ma con una cifra di personalizzazione. Sicuramente non starò a svelarvi ora la direzione o il tipo di atmosfera che dovrà prendere il pezzo, altrimenti che sorpresa sarebbe?
Dopo aver sperimentato alcuni arrangiamenti possibili e strutturali della cover, abbiamo fissato una versione abbastanza definitiva, ovviamente con riserve di ulteriori migliorie e cambiamenti.
In fondo il gradimento del risultato deve essere condiviso tra tutor e gruppo. Questo  è il bello della scommessa del nostro collaborare.
Tra cover e prove su altri pezzi del repertorio volano via quasi cinque ore; non me ne sono reso conto: buon segno! Significa che il coinvolgimento e la passione ci hanno profondamente assorbito. Stiamo arrivando!!
(Kaba)
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Autobahn/Taver - Incontro 1
Venerdì 24 maggio. Una luna molto piena ci accompagna alla prima prova con Taver. Un cielo d'Emilia che ci piace, una luce notturna che sembra voler sentire suonare con rabbia Nightclubbing, farla risuonare a tutto volume anche al di là delle quattro mura insonorizzate.
Allora iniziamo. Entriamo nella sala prove, appena sudata da quattro ragazzini autoctoni. Due parole sull'impronta da dare al pezzo, Taver ci suggerisce qualche ascolto, così mentre si monta la batteria parte No tears dei Tuxedomoon e scatta qualcosa in noi, chissà forse l'indefinibile forza primitiva della musica. Suoniamo per due ore e ci sembrano dieci minuti.
L'energia del blues animale di Nightclubbing inizia a frequentare i nostri pensieri, e ci accompagnerà densa fino alla fine di questa fredda primavera. L'autostrada continua...We're an ice machine!
Guarda il video
(Autobahn)





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